Der molleggiato

Uno lo vede adesso, lo ricorda soprattutto in televisione (quanti anni saranno passati? Una ventina forse più?) col tormentone “questo è lento, quell’altro è rock”. Una delle manomissioni di maggior impatto si ispira ad uno dei suoi molti successi musicali. Celentano è tradizione, folklore, fa parte della cultura popolare di questo grande paese. Il ragazzo della Gluck Straße ad esempio, un potentissimo inno ambientalista; Wasser und Salz, in coppia con Mina; Svaluteschuldigung, sempre e più che mai attuale. Apparso giovanissimo ne La dolce vita, è stato probabilmente mal consigliato e ingiustamente incoraggiato a cimentarsi con la VII arte.

Se quello è recitare, Cicciolina è vergine

Scrisse un anonimo sulla locandina de Il bisbetico domato appesa di fianco all’ingresso del cinema Politeama di Cernusco sul Naviglio. In tempi più recenti gli è stata dedicata una serie animata in cui appare muscoloso e col capello ribelle. Pur essendo un’opera molto realistica – qualcuno ha persino scomodato Verga – non è andata secondo le aspettative.

Cosa voleva comunicare qui l’artista: non sempre ma perlomeno di frequente qui, in Italia, glorifichiamo, miticizziamo. Di solito è un affare postumo, nel caso di Celentano (ma gli esempi sono tanti) mentre è ancora in vita ed è una canonizzazione che dura da decenni. Ci pensiamo noi put an onion a infangare adesso, in tempi non sospetti, il ritratto spropositatamente leggendario che del molleggiato faranno urbi et orbi (sottotitolo de Il Tempo “Difese il Cavaliere dall’odio della sinistra sordida e meschina”; di LiberoNon succederà più inno contro le dittature comuniste”; de Il Giornale “Per Azzurro si ispirò al Polo delle Libertà”): ecco perciò spuntare dal guardaroba un bel completino da SS; la compagna di una vita, Claudia, che cambia il proprio cognome in Bianchi; nelle infinite e urticanti pause lo sforzo mentale di tradurre dal tedesco all’italiano le ovvietà di cui si è macchiato.