Mi son tritato da solo

“La suggerirò per il ruolo di kapòdoglio. Lei è perfetto”

 Ad un inserviente dell’acquario di Genova che lo criticava

“Sono unto dal sudore”

Durante una visita a Pompei, a luglio

“Un altro motivo per investire in Italia è che abbiamo bellissime costiere amalfitane”

A Wall Street per convincere gli imprenditori ad investire in Italia.

Se c’è stato un personaggio della storia italiana incompreso, mal interpretato (persino da un gigante come Servillo) e mistificato, quello è proprio l’ex onorevole eccellenza, cavaliere e senatore, nobildonna, emittenza, monsignore, vossia, cheri, mon amour. Tutto quello che ha fatto e detto è stato oggetto di maniacali attenzioni, messo sotto la lente d’ingrandimento, vivisezionato. Chissà cosa avrebbe potuto realizzare se l’avessero lasciato lavorare in pace, senza interferenze di certa magistratura. L’hanno accusato di massoneria, corruzione, evasione fiscale, concussione, mafia, aggiotaggio, paciugo, girelli, smarmittare, favoreggiamento di figa e figa pelosa. Il nutrito partito dell’odio che l’ha preso di mira fin dagli albori della sua brillante carriera politica gli contestava, tra gli altri, il fatto di aver portato in Parlamento “briganti, papponi, cornuti e lacchè”. Ma in fondo è stato solo una cipolla un po’ canaglia. Dell’ortaggio a noi caro aveva la propensione a cambiare strato, pelle, a seconda dell’opportunità che via via gli si presentava innanzi. A riciclare e a riciclarsi (soprattutto la prima) in nome del paese che ha amato, in cui aveva le sue radici, le sue speranze i suoi orizzonti, ovvero Milano 2.

Cosa voleva comunicare qui l’artista: CVD. Era ovvio che l’asportazione della calotta avrebbe rivelato gli strati interni di una cipolla. Il taglio, netto, è stato eseguito da mano esperta con lama di acciaio cinese, dunque comunista: come tutti i supereroi, anche Silvio Berlusconi, aveva nell’ideologia contrapposta al capitalismo il proprio punto debole, la sua personalissima kryptonite. C’è chi ancora chi sostiene, a due anni abbondanti dalla scomparsa, che sia stato un macigno sulla già poco scattante macchina governativa, con tutti quei conflitti di interesse, i processi, ecc.; che si sia arricchito e abbia appianato i debiti miliardari generati dalle proprie aziende alle spalle dei tanti che l’hanno votato e degli altrettanti che non lo votavano. Noi, umilmente, pensiamo che al massimo si possa parlare di un utilizzatore finale del pubblico deretano.