Trilogia di 1Q84 – II

No Tengo dinero. Tengo la camisa negra. Ultimo Tengo a Parigi. Le radici ca Tengo. Tanto è stato dedicato a Kawana Tengo, non il tipo di ragazzo che definiresti romantico. Vagamente inaffettivo, il padre che lo obbligava ad estenuanti domeniche a caccia di cattivi pagatori. Orecchie grandi, fisico imponente. Da adulto una relazione con un’adultera che a un certo punto sparisce senza preavviso e senza scuotere più di tanto l’emotività del giovane. Che appare sempre un po’ imbalsamato e alla mercé degli eventi – anche straordinari – di cui si ritrova, suo malgrado, al centro. 

Passo le notti a camminare
Dentro un metrò
Sembro uscito da un romanzo
Giallo
Ma cambierò, si cambierò

Calza a pennello Gianni Togni, ancora e sempre lui, colonna sonora di questa trilogia. Il riferimento, razzista, alla nazionalità di Murakami lo lasciamo. D’altronde abbiamo visto leader di tante nazioni, dalla Cina all’India, all’Africa che vestono in tanti modi, non condividiamo le loro scelte di abbigliamento, ma ragioniamo di temi concreti nell’interesse delle nostre economie.

Cosa voleva comunicare qui l’artista: non diventerà esattamente l’anima della festa, ma il ricordo di una dolcissima stretta di mano con una compagna di classe delle elementari trasformerà Tengo in un uomo molto diverso. Avrà un rapporto sessuale con una minorenne, accudirà quel padre mai troppo amato e…leggete il libro per sapere cos’altro, 1Q84 è un dovere più che un romanzo. Max Gazzè, dicci la verità: Sotto casa non è per caso ispirato al padre – in coma dall’altra parte del Giappone – di Tengo che bussa alla porta dell’appartamento di Aomame?

So che sei lì dentro
Non ti muovi ma ti sento
Oggi te la cavi, si
Ma non finisce qui

Noi crediamo di si.