Un destrorso per amico

Mai e poi mai svilire il ruolo di un cantautore specie se il suo nome è Lucio Battisti, uno dei più fulgidi punti di riferimento di questa nostra sacca di resistenza alla vita che c’è là fuori. La collina dei ciliegi, singolo del lontano 1973, fu un grande successo, tra i tanti, dell’artista scomparso ormai nel 1998. Chiudiamo qui, subito, con questa breve frase, la celebrazione di uno dei più grandi di sempre, forse il più grande. Ci limitiamo ad aggiungere che iputanonion32 considera La sposa occidentale  – e Potrebbe essere sera in particolare  – un capolavoro, per dire del livello di cieca adorazione. Apriamo invece il dibattito sull’enigmatico e discusso verso

Planando sopra boschi di braccia tese

Che sapesse anticipare i tempi e guardare nel futuro, è cosa comprovata. Parlava di Pontida, 17 anni prima del primissimo raduno della Lega? O sorvolava il tendone di Atreju? Battisti era fascista dunque? Ammirato e ammirante ai comizi di Almirante? La Canzone del sole (“oh mare nero”) celebra perciò la svastica? Il vestito più bello della madre del protagonista de I giardini di marzo era nero con i fiori non ancora appassiti. In Anima latina “bambini denutriti […] che nessun detersivo potente può aver veramente sbiaditi” e “mamme antiche dalla pelle marrone”. Se questo non è suprematismo lo è senz’altro Questione di cellule. Però: come la mettiamo con La luce dell’est, chiaramente un inno al sol levante, al comunismo che dirada le nebbie dell’orgia capitalista? Lucio guarda, passa e compatisce, sorridente e scanzonato, planando su questioni micragnose, basse, di nessun conto.

Cosa voleva comunicare qui l’artista: Paolo Limiti purtroppo non c’è per sopraggiunta morte, Gianfranco Fini resiste. Oh, uno può dire tutto il male di Fini ma va difeso innanzitutto per il senso delle istituzioni e poi perchè il “Che fai, mi cacci?” di sfida a quello là non è cosa da tutti, anzi. La vita è così, a dispetto delle ideologie ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini. Azeglio.