
Sinceramente credevamo che invitta fosse una famosa marca di zainetti. Ce l’avevamo anche noi, alle elementari, deformato dai monumentali tomi conosciuti come libri di testo. Alcuni dei nostri compagni, i più mingherlini, non sono manco arrivati alle medie: come altri prima di loro, fecero il fatale errore di sedersi sul muretto di questo ponticello sotto cui scorreva un rio, un fiumiciattolo, e il peso della “cartella” (dio solo sa perchè potesse essere considerato un sinomino di zaino) li tirava giù. A pochi veniva in mente di liberarsi dello zaino per aver salva la vita; decine di corpi esanimi venivano trovati, ogni anno, sulle sponde del Malone; dagli invitta e dai seven spuntavano, fradici, testi come “Pezzi di fisica” e “10 cose sulla grammatica che non hai mai osato chiedere”. Eh si, quelli erano tempi. Erano i primi anni ’90, nel periodo del conflitto con Saddam e l’Iraq, e a me non sembrava che il nome Malone, il leggendario postino della Louisiana, gli si addicesse molto, anche se devo ammettere che c’erano parecchi pesci simpatici che ci nuotavano. Certo, non ho mai visto il Dnipro. E non sono mai stato sul Nilo. E non ho neanche mai visto Jacques Cousteau in mutande, come dicono alcuni. Però posso dirvi una cosa. Anzi, ve la faccio dire dall’artista.
Cosa voleva comunicare qui l’artista: fuori Baracca, dentro Jeffrey “Lugo” Lebowski. Un eroe moderno, l’uomo giusto al momento giusto finalmente nel posto giusto: sotto l’ala, tra il grifone e il cavallino rampante. Mentre l’asso italico abbatteva nemici in duelli acrobatici, il Lugo suonava con i Metallica (una manica di stronzi…) e risolveva un intricato caso di auto rapimento. Basta con quest’epica guerriera, siamo pacifisti. Lo è Smokey, che sfida il “ferro” di Walter – ma comunque alla fine segna zero -, lo è Donnie che muore ancor prima di ingaggiar battaglia contro i famigerati Autobahn. Pace, accappatoio e tantissimo amore. Tempi come questi hanno bisogno di un Lebowski.
Ps. Qualcuno aveva suggerito un “BaraccaDrugo”. Eh, a saperlo prima.
