Cirius I

Esistono molti prelati pelati. Probabilmente per via della papalina che non fornisce il necessario ricircolo d’aria al cuoio capelluto. O forse per via dei livelli di testosterone. Ma non c’è mai stato un pelato prelato. Almeno fino a questa magnifica opera che rende giustizia ai pomodori, accusati di simonia, pneumatomachia e l’ostico barbelognosticismo durante il Concilio di Costantinopoli. Discriminati ed espulsi perchè credevano – e tutt’ora credono – in carota, sedano e cipolla (ça va sans dire) in luogo di padre, figlio e spirito santo. Uno e trito invece che uno e trino. Dettagli. Non li ha fermati l’Inquisizione che ha versato fiumi di sugo in mezza Europa e ne ha spellati vivi senza prima scottarli in acqua bollente a migliaia. E adesso, con padre Ralph fuori dai giochi e Bergoglio tornato al creatore, potrebbe essere proprio un pelato prelato a fare la storia.

Cosa voleva comunicare qui l’artista: dalla parte dei più deboli sempre e comunque. Del giovedì. Della magistratura. Del ceto medio che fatica ad arrivare a fine mese ma paga le tasse come se guadagnasse centinaia di migliaia di euro. Di chi avrebbe diritto di prelazione ma non lo esercita. Di chi acquista pur sapendo che c’è qualcuno, da qualche parte, che ha diritto di prelazione sul suo acquisto. Dei pelati. Della famiglia Bonazzi-Pelati, che è realmente esistita e abitava in un grazioso condominio della provincia torinese.