Mi prostro dopo il TG

Se si parla di Berlusconion, non si può non parlare di Emilio Fede. Che del Cavaliere è stato paggio, scudiero e anche procacciatore di signorine (insieme a Minetti e Mora) per le cene eleganti. Nomen omen, ha creduto a tutto quello che gli si raccontava e ciecamente leccato la causa, genuflettendosi di fronte all’uomo che tutto ha potuto. Oh, Bruno Vespa fa lo stesso da un cinquantennio e nessuno ha niente da dire. Sfortunato Emilio. Lo vogliamo ricordare mentre sputa a Piero Ricca, scena accompagnata dagli Afterhours (“Sui giovani d’oggi ci scatarro su”, ça va sans dire): un mezzo miracolo, se consideriamo la quantità di saliva che ha destinato al deretano del suo presidente. 

Cosa voleva comunicare qui l’artista: sul volto applicato sopra invece, non vale la pena spendere mezza riga. Se Emilio rappresenta ed è stato – coerente – fino all’ultimo secondo il lacchè per antonomasia, il punto zero del leccaculo, l’unità di riferimento della piaggeria, l’altro è il Nulla de la Storia Infinita, che tutto confonde, annacqua, attenua, inumidisce. Ma ecco:

La nebbia che respiro ormai
si dirada perchè davanti a me
un sole quasi bianco sale
ad est

La nebbia è il nulla. La luce dell’est, il sole, sono quel briciolo di buonsenso, di spirito critico, di gusto musicale che bisognerebbe sempre conservare per non perdersi nel buchi neri della banalità.